Solo ieri sera si è saputo della scomparsa di Mario Rigoni Stern. Per sua volontà ha voluto morire nel silenzio. Al suo funerale c'erano solo i suoi parenti più stretti.
Le sue parole, quando mi capitava di leggere una sua intervista, mi toccavano sempre, perchè lui aveva quella capacità rara di essere semplice e incisivo, concreto e profondo nello stesso tempo. L'esperienza della guerra lo aveva forgiato, facendone emergere la grande umanità. La sua attenzione e il suo rispetto per la natura, le piante, gli animali, era nota. Se desiderate leggere un suo articolo sulle api e su come l'ecosistema stia mutando, comparso sulla Stampa l'anno scorso, cliccate qui.
Al liceo mi aveva molto colpito "La storia di Tonle", poi all'università mi era capitato fra le mani "Arboreto selvatico". Vi descriveva gli alberi del suo brolo, ciascuno con le sue caratteristiche, a volte molto "umane" (su questo tema aveva preceduto il suo collega scrittore montanaro Mauro Corona, ma di altra generazione e d'altro spirito mediatico), associandovi ricordi, storie personali, aneddoti.
Diceva che gli uomini veri si trovano oramai solo sopra i 1.000 metri di altitudine. Una constatazione o una provocazione?
Aveva dato voce alla montagna, alla sua, quella dell'Altopiano di Asiago.
Se n'è andato, il Poeta delle Altezze.
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