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In questo progresso scorsoio non so se vengo ingoiato o ingoio


Ho da poco finito di leggere un libro intervista al poeta Andrea Zanzotto. Il titolo è la prima parte di un aforisma da lui recentemente creato: "In questo progresso scorsoio, non so se vengo ingoiato o ingoio". E' un libro denso, colto, ricchissimo di storie e citazioni personali, lucidamente critico nei confronti del Veneto di oggi, ma non solo, il suo sguardo spazia oltre, scandaglia i meccanismi della globalizzazione, le brutture del progresso, la deturpazione e lo sfregio della pianura padana, delle colline della sua Pieve di Soligo e del pianeta intero, la caduta del senso morale e la perdita di valori buoni.
Ho voluto trascrivere alcuni brani che mi hanno colpito. Sono solo poche righe, giusto un assaggio della sua "visione del mondo".
Sulle battaglie ecologiste:
"Faccio quello che posso, anche se le ultime oscillazioni della nostra politica avviliscono ogni speranza. le stesse persone che mostrano di essere sensibili a una salvaguardia della propria terra (salvaguardia intesa nel senso più lato), si affidano poi in massa a quella parte politica che nega visceralmente ogni forma di ecologia, a partire da quella morale, dietro il pretesto di inseguire una presunta modernità.
Sulla perdita dello spirito di comunità:
"...il venir meno di una moralità consacrata, di certe tradizioni cristiane, chiamiamole di pratica religiosa. (...) Io intendo una cosa più terra terra: il declino del cattolicesimo applicato, che era come un codice genetico della vita di relazione. Prima, la pratica religiosa era appunto pratica religiosa, con le chiese gremite alle messe domenicali, affollatissime processioni, comunioni e confessioni nelle feste comandate. A un certo momento però è penetrato, almeno nel Veneto ma non soltanto qui, uno spirito nuovo e, come dire?, esterno. La gente non si sentiva più legata da alcuno spirito di comunità. E gli ex poveri, in parecchi casi rimasti indigenti culturalmente, si sono chiusi in sè stessi, concentrati solo a rincorrere il proprio riscatto e a fare quattrini. Con l'ambizine di metterne insieme una montagna, a qualunque prezzo. Parecchi industriali famosi hanno fatto fortuna grazie ad un trucco: all'inizio davano lavoro per conto terzi nelle case, per diminuirlo poco a poco fino ad annullare ogni partecipazione e a far diventare tutti loro dipendenti; infine hanno delocalizzato all'estero le fabbriche fino quasi ad azzerare la vecchia manodopera locale. Così si sono comortati molti "giganti" di questi posti, venuti dal nulla, come apparizioni. Vogliamo chiamarlo, il loro, spirito d'impresa fraterno e solidale? E' questo il capitalismo compassionevole?"
Sul viaggio:
" (...) Dopotutto esistono anche i viaggi immobili e mentali, il periplo dentro sè stessi, che può portarti dall'abisso dell'inferno al più alto dei paradisi".
Lévi Strauss: "Adieu sauvages, adieu voyages". perchè l'irrompere della grande uniformità sancisce la fine del vero viaggiatore.
Sulla poesia:
" Non credo che la poesia nasca necessariamente dal dolore e dalla frustrazione. Al contrario, come ho già spiegato, mi pare che essa sortisca dall'"entusiasmo" e dalla sovrabbondanza del senire. Ciò vale per tutte le arti: nella poesia, per di più, sono in gioco le pretese di una esplicitazione totale che sono proprie della parola. La poesia scaturisce da una meraviglia adorante per qualche cosa che, nella sua bellezza o sublimità, chiama insistentemente alla sua esaltazione. Anche Rilke pensava che il poeta fosse "qualcuno destinato ad esaltare". Questa celebrazione non è altro che l'indicazione della presenza degli déi, cioè delle forze fondanti della realtà."
Sull'amore:
"Quanto all'amore, qualunque sia la vera natura di questi tempi e qualunque sia la faglia di malignità che attraversa la natura, l'amore viene avanti, anche assumendo imprevedibili maschere, pertecipa sempre della grazia della ginestra che si ostina a fiorire sopra il vulcano".

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