I tempi attuali parrebbero, stando alle cronache quotidiane, tempi duri e magri; le prospettive di crescita economica sono azzerate e la recessione è un dato acquisito; mi piacerebbe sapere dagli economisti come sia possibile pensare ad una economia in continua crescita ogni anno di poco o tanto che sia non importa; in altri termini i sistemi produttivi di una nazione possono sempre spingersi all'insù o forse è naturale che vi sia anche un ciclo di rallentamento o retrocessione ? Domanda ardua e forse troppo pretenziosa.
Ciò detto mi viene un' altra considerazione; dagli anni '50 in poi si è assistito in Italia ad un grosso sviluppo economico di cui hanno beneficiato quasi tutti gli strati della popolazione; si pensi solo al numero di italiani che possiedono una casa; quasi l'80% della popolazione ne ha almeno una il che significa che tutte le fasce sociali anche le più deboli sono riuscite a risparmiare per l'acquisto della casa. Ora, portato questo dato ai nostri giorni appare come qualcosa di inverosimile; pensate voi se una coppia di operai ( quindi entrambi lavoratori) si possa oggi permettere - ai prezzi attuali- l'acquisto di una abitazione; probabilmente solo indebitandosi per 30 anni ed accontentandosi di un miniappartamento, la qual cosa poi porta con sè inevitabilmente altri problemi del tutto ovvi legati all'angustia degli spazi.
In altri termini si può dire che le generazioni che si affacciano oggi al lavoro hanno molte più difficoltà dei loro genitori; le condizioni sono diverse e più difficili anche se apparentemente la società attuale sembra più agevole e facilitante nella conduzione della quotidianità; è vero invece che se vi sono più servizi di un tempo e vi è meno sobrietà, dall'altro lato è la società stessa in cui si vive che porta la gente a non privarsi di certi beni per non sentirsi troppo al di fuori del recinto sociale; ma la soddisfazione di questi bisogni indotti crea povertà, nel momento in cui il reddito percepito perde potere di acquisto. Le soluzioni sono naturalmente compelsse e partono dall'adozione "in primis" di un trend comportamentale più sobrio ed accorto; ma ciò non basta; probabilmente ci vuole un patto generazionale.
Provate a pensare quanti genitori aiutano i loro figli o nel lavoro o nella conduzione della vita domestica o nel prestare o regalare denaro per la casa o l'attività; questo avviene perchè le generazioni passate - oltre ad avere fatto grandi sacrifici -hanno goduto di condizioni che gli hanno permesso da un lato di risparmiare qualcosa e dall'altro di godere di trattamenti pensionistici che ora non sono garantibili.
Ed allora, se una parte del fondo sociale che viene destinato alla materia previdenziale fosse diretto anche all'aiuto delle nuove generazioni sarebbe proprio sbagliato ?. Se ad esempio ci fosse un fondo di solidarietà ricavabile da quei cittadini ( ovviamente con i giusti limiti di reddito) che hanno già goduto di trattamenti pensionistici ben al di sopra di quelli che sono stati i contributi versati ciò appare un'eresia o significherebbe piuttosto che lo Stato guarda con pari dignità a tutti i suoi cittadini e non si limita solo alle belle parole in difesa della famiglia e dello sviluppo.
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