Il governo ha deciso di inviare ai pensionati con reddito inferiore ad una certa somma, una carta prepagata con un buono spesa di € 400,00.
Al di là delle polemiche legate al fatto che così facendo si umiliano i poveri che verrebbero etichettati socialmente ( cosa che francamente mi pare un eccesso di zelo perchè in questi casi è proprio il caso di dire che è la sostanza che conta), l'introduzione di cui si parla pone alcuni interrogativi. Il primo è di equità. Cioè il criterio per il rilascio della carta è personale o familiare ? Nel primo caso si potrebbero creare abusi e distorsioni rispetto alla ratio del provvedimento. E' facile intuire che se uno dei due coniugi percepisce una rendita molto bassa ( e quindi solo per questo ha diritto alla carta prepagata) ma l'altro coniuge dispone di un grosso reddito, l'ingiustizia è palese perchè quel nulceo familiare non avrebbe certo bisogno di aiuti statali; così pure se entrambi i coniugi godessero di basso reddito pensionistico ma uno dei due fosse titolare di ingenti patrimoni la cosa lascerebbe sconcertati. Sul punto quindi è bene che il governo faccia chiarezza. In secondo luogo tenuto conto proprio del fatto che questo è un problema di sostanza e non di forma ( primum vivere deinde ......) viene da chiedersi se questa carta prepagata aiuti i poveri o non aiuti piuttosto i commercianti che sono garantiti che vi sarà una spesa comunque certa che milioni di cittadini faranno grazie all'aiuto di stato. In altri termini se il problema è il caro vita non sarebbe stato più equo ricondurre i prezzi a ilimiti ragionevoli piuttosto che tenere i prezzi a livelli ingiustificabili e dare l'aiutino a chi non ce la fa più a sostenere quei prezzi per continuare nella spesa incentivando così consumi che andrebbero viceversa frenati e razionalizzati; magari chi è in ristrettezze economiche e sa far di conto se avesse potuto spendere i soldi come meglio riteneva avrebbe certo aiutato meglio se stesso.
Al di là delle polemiche legate al fatto che così facendo si umiliano i poveri che verrebbero etichettati socialmente ( cosa che francamente mi pare un eccesso di zelo perchè in questi casi è proprio il caso di dire che è la sostanza che conta), l'introduzione di cui si parla pone alcuni interrogativi. Il primo è di equità. Cioè il criterio per il rilascio della carta è personale o familiare ? Nel primo caso si potrebbero creare abusi e distorsioni rispetto alla ratio del provvedimento. E' facile intuire che se uno dei due coniugi percepisce una rendita molto bassa ( e quindi solo per questo ha diritto alla carta prepagata) ma l'altro coniuge dispone di un grosso reddito, l'ingiustizia è palese perchè quel nulceo familiare non avrebbe certo bisogno di aiuti statali; così pure se entrambi i coniugi godessero di basso reddito pensionistico ma uno dei due fosse titolare di ingenti patrimoni la cosa lascerebbe sconcertati. Sul punto quindi è bene che il governo faccia chiarezza. In secondo luogo tenuto conto proprio del fatto che questo è un problema di sostanza e non di forma ( primum vivere deinde ......) viene da chiedersi se questa carta prepagata aiuti i poveri o non aiuti piuttosto i commercianti che sono garantiti che vi sarà una spesa comunque certa che milioni di cittadini faranno grazie all'aiuto di stato. In altri termini se il problema è il caro vita non sarebbe stato più equo ricondurre i prezzi a ilimiti ragionevoli piuttosto che tenere i prezzi a livelli ingiustificabili e dare l'aiutino a chi non ce la fa più a sostenere quei prezzi per continuare nella spesa incentivando così consumi che andrebbero viceversa frenati e razionalizzati; magari chi è in ristrettezze economiche e sa far di conto se avesse potuto spendere i soldi come meglio riteneva avrebbe certo aiutato meglio se stesso.
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