La notizia che Cofferati non si ricandiderà alle prossime elezioni Comunali di Bologna per dedicare più tempo al proprio figlio ed alla propria moglie è di quelle che lasciano il segno.
Si può davvero affermare che qualcosa si muove e si muove dall'alto; quanti bei discorsi si fanno nei convegni sulla parità uomo-donna e sul fatto che anche la donna come l'uomo ha diritto al proprio spazio lavorativo e di crescita personale lontana dal clichè standardizzato del cambio dei pannolini e della cura dei fornelli; alla fine dei conti però la stragrande maggioranza delle donne deve sopportare il peso familiare e domestico in maniera nemmeno lontanamente paragonabile a quello che sopporta l'uomo; e la cosa diventa tanto più faticosa tanto più la donna sia impegnata al lavoro; ben diverso è il discorso di quelle donne che invece decidono volontariamente che la propria completezza personale viene raggiunta nel dedicarsi completamente alla famiglia e non soffrono il fatto di dover rinunciare ad una realizzazione professionale; ma in queso caso si tratta di una propria scelta e della realizzazione di una aspettativa; tantissime donne sopratutto quelle delle nuove generazioni hanno affrontato anni di studio con sacrificio ed impegno e legittimamente aspirano anche a veder riconosciuti sotto tutti i profili gli sforzi fatti. E' innegabile che nella considerazione sociale il lavoro domestico lato sensu ha una valenza ed una considerazione molto inferiore rispetto al lavoro di una manager, di una giudice, di una professoressa universitaria ecc. che dedicano gran parte della loro giornata alla propria occupazione e non alla famiglia.
Si può davvero affermare che qualcosa si muove e si muove dall'alto; quanti bei discorsi si fanno nei convegni sulla parità uomo-donna e sul fatto che anche la donna come l'uomo ha diritto al proprio spazio lavorativo e di crescita personale lontana dal clichè standardizzato del cambio dei pannolini e della cura dei fornelli; alla fine dei conti però la stragrande maggioranza delle donne deve sopportare il peso familiare e domestico in maniera nemmeno lontanamente paragonabile a quello che sopporta l'uomo; e la cosa diventa tanto più faticosa tanto più la donna sia impegnata al lavoro; ben diverso è il discorso di quelle donne che invece decidono volontariamente che la propria completezza personale viene raggiunta nel dedicarsi completamente alla famiglia e non soffrono il fatto di dover rinunciare ad una realizzazione professionale; ma in queso caso si tratta di una propria scelta e della realizzazione di una aspettativa; tantissime donne sopratutto quelle delle nuove generazioni hanno affrontato anni di studio con sacrificio ed impegno e legittimamente aspirano anche a veder riconosciuti sotto tutti i profili gli sforzi fatti. E' innegabile che nella considerazione sociale il lavoro domestico lato sensu ha una valenza ed una considerazione molto inferiore rispetto al lavoro di una manager, di una giudice, di una professoressa universitaria ecc. che dedicano gran parte della loro giornata alla propria occupazione e non alla famiglia.
Ed allora ben venga la rinuncia di un uomo alla propria carriera personale se questo serve da monito a tutti che se si è coppia le rinunce vanno fatte in due e non deve sempre e solo essere una sola a rinunciare alle proprie aspirazioni.
Risibile il commento di coloro che di fronte alla scelta di Cofferati cercano un'altra spiegazione non ritenendo quella da egli fornita credibile; se il Sindaco avesse deciso di lasciare l'incarico per ricoprire ad esempio il ruolo di consulente molto ben pagato per conto di una Banca non si sarebbe detto nulla e sarebbe sembrato del tutto normale; invece dedicarsi alla propria famiglia viene ancora da troppe persone considerato un non fare ed una cosa poco credibile.
La crescita di una nazione invece passa anche da queste scelte.
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